Dove andare per imparare a surfare: spot per principianti
Capire dove andare per imparare a surfare in Italia significa valutare località sulle coste italiane e all'estero, ma anche onde adatte, tempi realistici di progressione e attrezzatura per le prime sessioni: tavola, muta e leash.
Dove andare per imparare a surfare?
Ogni località va giudicata insieme al mare del giorno. In Italia il surf dipende da mareggiate, vento e fondale: uno spot adatto ai principianti un giorno può non esserlo il giorno dopo. Le zone indicate qui sotto offrono scuole oppure tratti in cui le onde, con le condizioni giuste, diventano accessibili.
Lazio e Toscana
Chi vive vicino a Roma può seguire lezioni ripetute a Ostia e Fregene. Il punto d'ingresso dipende però dalle mareggiate del Tirreno e dal mare del giorno. Santa Marinella ha scuole e un'onda lunga usata per le lezioni, ma è considerata di livello intermedio: per un principiante l'idoneità va valutata sul momento.
Più a nord, Viareggio, Lido di Camaiore e Marina di Pietrasanta hanno costa sabbiosa e scuole. Nell'area di Livorno conviene invece distinguere le spiagge dai tratti rocciosi o esposti alle mareggiate.
Liguria, Sardegna e altre coste
Anche in Liguria e nelle isole la differenza si gioca su fondale ed esposizione. Lo stesso nome può indicare tratti molto diversi tra loro.
- Ponente ligure: ad Andora le onde diventano più facili quando cala lo scirocco, mentre il fondale roccioso rende Varazze complicata per una prima lezione.
- Levanto: in condizioni favorevoli il settore meridionale, vicino a La Pietra, può risultare più riparato.
- Sardegna: Porto Ferro può andare bene per i principianti quando le condizioni sono favorevoli. A Buggerru le spiagge danno spazio, ma vicino al molo le onde possono essere ripide. Capo Mannu è più impegnativo.
- Sicilia: tratti come Mondello vanno valutati con un istruttore locale.
Sull'Adriatico le mareggiate generano onde surfabili, ma in finestre irregolari. Una data prenotata con largo anticipo non garantisce di trovare mare.
Destinazioni fuori dall'Italia
Fuori dall'Italia, a Fuerteventura le spiagge sabbiose di El Cotillo, con onde piccole soprattutto in estate, ed El Moro offrono occasioni per imparare. Con mareggiate più grandi cambia il livello richiesto. Caleta e Majanicho sono spot su reef da affrontare con cautela. Playa de Sotavento e Playa de la Barca sono indicate soprattutto per windsurf, kitesurf e wing foil.
Lo stesso vale alle Hawaii. Alcuni punti di Waikiki hanno onde lunghe e relativamente dolci, ma sono il punto preciso e il mare del giorno a stabilire se vanno bene per iniziare.
Come scegliere onde e spot del giorno?
Una volta scelta la località, la decisione si prende sul posto. Contano la forma dell'onda, il fondale, la quantità di persone in acqua e la facilità con cui si esce. La sicurezza dipende da questi elementi letti insieme.
Onde e fondale adatti ai principianti
Per iniziare sono preferibili onde piccole e morbide, che si rompono gradualmente. È preferibile un tratto sabbioso, con ingresso e uscita accessibili. Restano comunque alcuni segnali che lo rendono inadatto:
- Frangente improvviso: un'onda che si rompe tutta insieme lascia poco controllo sulla traiettoria.
- Rottura sotto riva: anche un'onda bassa può proiettare sul fondo.
- Fondale insidioso: risacca, banchi ripidi, scogli e moli compromettono anche una spiaggia di sabbia.
- Uscita difficile: scogliere, barriere e correnti verso il largo rendono il rientro più difficile da individuare e da raggiungere.
Oltre al fondale conta l'affollamento. Uno spot con poche persone riduce gli incroci con altri surfisti e con i bagnanti.
Previsioni e osservazione dalla spiaggia
Prima ancora di arrivare, il bollettino dà un'indicazione utile, a patto di saperlo leggere. Arpae Emilia-Romagna, per esempio, pubblica per la costa regionale l'altezza significativa, la direzione e il periodo delle onde.
- Altezza significativa: è la media del terzo più alto delle onde, non l'onda massima.
- Periodo: è il tempo tra due creste successive. A parità di altezza, un periodo più lungo può portare frangenti più potenti.
- Vento: va letto rispetto alla costa. Il vento da terra ordina le onde, ma se è forte spinge al largo. Quello da mare tende a renderle disordinate.
Le previsioni vanno controllate per la spiaggia precisa e per tutta la durata della sessione. Arrivati sul posto, osservi alcune serie, le correnti e le vie di rientro: questa osservazione non sostituisce la valutazione dell'istruttore.
Quando entrare e quando rinunciare
Per entrare bisogna saper nuotare abbastanza da gestire il rientro senza panico. Uno spot sconosciuto non si affronta da soli, e un compagno non sostituisce l'istruttore. In acqua la precedenza spetta di solito a chi è più vicino al punto in cui l'onda inizia a rompersi. Con correnti forti, temporali, raffiche o visibilità ridotta la sessione si rimanda. La Protezione Civile raccomanda di evitare la balneazione quando il vento forte si accompagna a una mareggiata.
Quanto tempo serve per imparare a surfare?
Non esiste un numero di lezioni valido per tutti. I progressi dipendono dalla frequenza delle uscite, dalla qualità dell'insegnamento e dalla regolarità delle onde. Per questo la scelta della scuola di surf conta già dall'inizio.
Scegliere scuola e frequenza delle lezioni
Una scuola vicina a casa permette di praticare con regolarità. I corsi locali prevedono lezioni singole oppure 5–10 sessioni. Un surf camp può invece concentrare in una settimana 5 giorni di lezioni da 2 ore ciascuna, mentre una surf house offre soprattutto alloggio e non include necessariamente istruttori.
La formula conta meno di chi insegna. Prima di prenotare verifichi qualifiche, rapporto allievi-istruttore e procedure di emergenza. La FISSW prevede per gli istruttori di primo livello 36 ore di formazione e almeno 20 ore di tirocinio: sono ore di preparazione dell'istruttore e non dicono quanti giorni servono per imparare il surf.
Dalla prima lezione alle onde aperte
Prima di entrare in acqua, l'istruttore dovrebbe verificare le capacità natatorie e la confidenza con l'acqua. Poi spiega le zone di ingresso e di uscita, i segnali e come gestire la tavola. La lezione comincia a terra con le tecniche di base: posizione prona, pagaiata e pop-up, cioè il passaggio dalla posizione sdraiata a quella in piedi.
In acqua le prime prove si fanno sulla schiuma delle onde già rotte. Quando presa dell'onda, alzata ed equilibrio sono consolidati, si passa a scegliere e prendere onde non ancora frante.
Progressi realistici e autonomia
Una prima lezione permette di provare la schiuma e a volte di alzarsi in piedi. Non garantisce però un pop-up stabile né la capacità di surfare senza istruttore.
Conta soprattutto la costanza. Uscire 2–3 volte a settimana per alcuni mesi fa progredire più in fretta di un corso intensivo seguito da sei mesi di pausa. Leggere il mare e scegliere da soli uno spot può richiedere una stagione di pratica regolare, a volte due, senza garanzia di riuscirci entro quel termine.
Per imparare a fare surf l'età non è un limite: si può cominciare anche a 30, 40 o 50 anni. A cambiare è soprattutto il tempo di recupero dopo una sessione intensa. L'autonomia significa anche riconoscere i pericoli, rispettare le precedenze e sapere quando rinunciare.
Quale attrezzatura usare per iniziare?
Come la scelta dello spot, anche l'attrezzatura va adattata al livello e al mare. Tavola, muta e leash cambiano la facilità di pagaiata e il comfort fin dalle prime sessioni.
La prima tavola
Per le prime lezioni la scelta giusta è una softboard stabile e voluminosa: galleggia bene, rende la pagaiata più facile e aiuta a ripetere il pop-up. Il deck morbido attenua alcuni urti, ma bordi e pinne possono comunque colpire.
Mundo-surf consiglia di guardare il volume in litri più dell'aspetto della tavola: due tavole da 6'0" × 20,5" possono galleggiare in modo diverso. Nel catalogo delle tavole da iniziazione contano questi criteri:
- Peso e mobilità: un adulto più pesante ha bisogno di più litri.
- Capacità di pagaiata: con più larghezza si fa meno fatica a pagaiare.
- Distribuzione del volume: a parità di litri cambia la stabilità.
- Materiali: deck e costruzione incidono su comfort e resistenza.
Nelle prime sessioni può usare la tavola della scuola o noleggiarla. Una funboard o una mini-malibu ha senso dopo aver consolidato le basi. Una shortboard, invece, rende di solito più difficili pagaiata ed equilibrio per molti principianti.
La muta adatta all'acqua
Lo spessore della muta si sceglie in base a temperatura dell'acqua, vento, durata della sessione e sensibilità personale al freddo. Confronti queste condizioni con la tabella termica del produttore. Per le uscite estive può bastare una muta corta in neoprene da 2 mm o meno. Anche sopra i 20 °C, però, vento e durata dell'uscita incidono sul comfort.
Oltre allo spessore conta la vestibilità. Una muta larga lascia passare l'acqua, una troppo stretta blocca spalle e torace durante la pagaiata. All'inizio va bene quella della scuola, se adatta al mare.
Il leash e il controllo della tavola
Il leash è il cordino che collega la caviglia al tail, cioè la coda della tavola. Serve a non perdere la tavola dopo una caduta, ma non è un dispositivo di salvataggio e non sostituisce il controllo della tavola.
La lunghezza si sceglie in base alla tavola e alle onde. Per una tavola da 6'4" Mundo-Surf indica come riferimento abituale un leash da 6'. Se è troppo corto, la tavola può tornare indietro con violenza; se è troppo lungo, aumentano i grovigli.
Anche il diametro del cavo cambia il comportamento. Un leash comp ha di solito un cavo di circa 5–6 mm, pensato per tavole corte e onde piccole. Un regular ha spesso un cavo di circa 7 mm ed è più robusto quando il mare cambia. Nella selezione di leash da surf controlli anche attacchi, girelle, usura e fissaggio del cordino al plug del tail.
Domande frequenti
Controlli le riparazioni, le eventuali infiltrazioni d'acqua e i segni di delaminazione, cioè il distacco degli strati della tavola. Verifichi anche lo stato delle pinne e del leash, se è incluso.
Una revisione del 2020 su 19 studi epidemiologici indica tra i problemi più frequenti le lesioni cutanee e il contatto con la propria tavola. Uno studio di Nathanson e collaboratori su gare disputate tra il 1999 e il 2005 ha registrato 116 infortuni su 15.675 esposizioni. Il rischio era maggiore su fondali duri e con onde alte almeno quanto il surfista, un dato che non riguarda le prime lezioni.
Chieda se sono previsti un briefing a terra, le regole di precedenza, l'uso del leash e la gestione della tavola. Chieda anche se riceverà indicazioni personali su posizione, pagaiata e alzata. Si informi poi sulla zona usata per i principianti, su come viene scelta in base al mare e su quale alternativa è prevista se le condizioni non sono adatte.

